Immagine di profughi trentini

Le fratture della Grande Guerra

I soldati trentini conoscono le prime battaglie nel 1914, quando l’Imperatore Francesco Giuseppe dichiara la guerra. Nel 1915, dopo l’ingresso del Regno d’Italia contro gli Imperi centrali, iniziano i grandi spostamenti di massa della popolazione civile, gli internamenti, i campi di prigionia. Nominato nel Comitato di soccorso per i profughi meridionali, De Gasperi, grazie a questo incarico, visita i campi profughi per documentare le pesanti condizioni di vita delle migliaia di trentini e trentine e cercare di aiutarli.

Campo di internamento di Katzenau vicino a Linz, dove tra il 1915 e il 1918 vennero internati fino a 3500 persone considerate politicamente sospette e per lo più appartenenti alla minoranza di lingua italiana dell'Impero Austroungarico.

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Avviso del Municipio di Trento, 1915. In seguito alla dichiarazione di guerra del Regno d'Italia all'Impero Austroungarico (24 maggio 1915), cominciano gli spostamenti della popolazione civile dalla linea del confine. Anche gli abitanti di Trento che non rientrano nelle categorie considerate utili (come gli artigiani) e non possono dimostrare di potersi sostenere economicamente, sono costretti a lasciare la città per trasferirsi nei campi profughi nelle zone centrali dell'Impero. (Archivio storico del Comune di Trento)

«Bollettino del segretariato per richiamati e profughi (Ufficio informazioni della Croce Rossa di Trento)». Mezzolombardo, 28 giugno 1915, numero 1. Il Bollettino è fondato da Alcide De Gasperi, fa parte delle iniziative promosse per aiutare i profughi e le profughe trentine come componente del «Comitato di soccorso per i profughi meridionali» con il collega parlamentare monsignor Baldassarre Delugan. Con gli appunti raccolti durante i suoi viaggi in Austria Superiore e in Boemia, denuncia al governo centrale le gravi condizioni di vita nelle baracche delle “città di legno”.

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«Santità! L’onda spaventosa di odio e di vendetta che si è scatenata sopra il clero e il popolo tridentino, appena scoppiò la guerra con l’Italia, è qualcosa di inaudito nella storia. […] Le condizioni psicologiche e morali del clero e del popolo, che furono percossi, vessati, violati in tutti i diritti più sacri, erano quelle della vittima sotto la sferza di un crudele tiranno che si vendica sopra un innocente, non potendo sfogarsi contro il colpevole».

(Lettera del vescovo Celestino Endrici a Papa Benedetto XV. S. Benvenuti, I principi vescovi di Trento fra Roma e Vienna 1861-1918, 1988, p. 355).

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Celestino Endrici

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1915, carta di legittimazione della Croce Rossa

1917, tessera di legittimazione al movimento

«È però sintomatico vedere cosa può succedere, a questo riguardo, in un grande campo. Il campo di Braunau am Inn necessita giornalmente di 75 Meterzentner di patate. Ne sono stati chiesti 30 vagoni a maggio di quest’anno e altri 70 a settembre al posto di smistamento dell’ufficio di guerra per il commercio dei cereali di Linz; il campo però da alcuni giorni è senza patate e le grandi cantine, costruite apposta per conservare le patate durante l’inverno, sono ancora vuote. Il tempo migliore va perduto e frattanto i rappresentanti devono pendolare tra Linz e Vienna: a Linz si osserva che nei campi non sarebbero state prodotte patate e a Vienna che, secondo gli accordi, ci si deve curare innanzi tutto dell’Austria superiore. Alla fine sono stati promessi dall’ufficio per il sostentamento 10 vagoni. Ciò basta per una dozzina di giorni. Dov’è rimasta però la provvista invernale per 10000 profughi?»
(Vienna, 7 novembre 1916. Relazione generale del delegato Dr. Degasperi sulle osservazioni dei delegati. AADG, Roma; ÖstA, AVA , MdI, Präs.)

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A guerra finita, fu stilato un prospetto sulle condizioni del territorio trentino, furono individuati tre gradi d’intensità della distruzione:
– zona bianca: nessun danno rilevante, Alto Adige;
– zona grigia: presenti alcuni danni, ma fu concessa l’abitabilità, Trento;
– zona nera: la più distrutta, andava dallo Stelvio fino allo Iudrio (fiume friulano).

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